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Quale biomassa ha la resa migliore?
Il gassificatore ha una grande flessibilità di biomasse utilizzabili. Le biomasse vegetali con il miglior rendimento nel gassificatore sono quelle che presentano un elevato potere calorifico, un’alta percentuale di carbonio e un ridotto contenuto di ceneri. Tra queste, quella più comune è il cippato di legno. |
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Quali sono l’umidità e la granulometria ottimale?
L’umidità alla bocca di carico deve essere inferiore al 20%, la granulometria è variabile a seconda della taglia d’impianto e della biomassa: la biomassa non deve essere polverosa o fibrosa, per evitare problemi all’impianto. Per gli impianti più piccoli la granulometria ottimale è compresa fra i 3 cm e i 7 circa. Gli impianti più grandi ammettono pezzature fino a 15/20 cm. |
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Posso introdurre nella tramoggia biomasse differenti contemporaneamente?
Sì, è possibile miscelare biomasse, pratica comune nei vari gassificatori installati in tutto il mondo. Tuttavia, a causa di eventuali differenze nel peso specifico, potere calorifico e granulometria tra biomasse disomogenee (es: stocchi di mais e nocciolino d’oliva), è consigliabile valutare la miscela insieme all’ufficio tecnico della CAEMA srl prima dell’impiego nel gassificatore. |
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Posso utilizzare biomasse differenti in tempi diversi nello stesso impianto?
Sì, è uno dei punti di forza del gassificatore. Per velocizzare la ‘stabilizzazione’ del gassificatore, è consigliabile sostituire completamente la biomassa presente con quella nuova, evitando di miscelare i due prodotti. L’operazione si può effettuare entro alcune ore dallo spegnimento dell’impianto, tempo utile necessario per il raffreddamento dello stesso e per lo spegnimento completo del nocciolo di combustione. In pratica, si spegne il gassificatore alla sera e si sostituisce la biomassa alla mattina. |
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Come funziona l'impianto?
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Quante ore può lavorare l’impianto in un anno?
L’impianto può lavorare circa 8.000 ore all’anno; 333 giorni all’anno, 24 ore al giorno, considerando i tempi tecnici di fermo motore. Tenendo conto di eventuali difficoltà logistiche nella raccolta e preparazione della biomassa, elaboriamo i business plan sulla base di 7.500 ore all’anno di funzionamento. |
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Quanto tempo impiega l’impianto ad accendersi e a spegnersi?
Circa due minuti per andare a regime, 10 secondi per spegnersi. L’impianto può essere acceso o spento in qualsiasi momento, a differenza degli impianti di biogas |
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Quanto tempo passa dall’ordine alla consegna?
Mediamente, in funzione della taglia d’impianto, sono necessari 6 mesi |
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Quali sono gli ingombri dell’impianto nelle diverse taglie?
Da circa 100 a 250 metri quadrati. La dimensione varia in base alla logistica di movimentazione della biomassa e alle strutture edili esistenti presso il cliente |
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Ci sono impianti installati in Italia?
Sì, a Sant’Angelo Lodigiano, nelle Università di Genova e Cassino. Sono in fase di realizzazione diversi importanti progetti su tutto il territorio nazionale |
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È possibile visitare impianti funzionanti?
Sì, per organizzare una visita, contatta il numero (+39) 0372 800 559 |
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Che qualifiche sono necessarie per la conduzione d’impianto?
Una persona correttamente formata può occuparsi della conduzione d’impianto. La conduzione richiede da una a poche ore a seconda delle dimensioni d’impianto |
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Ogni quanto vanno sostituiti i filtri?
Il primo filtro a biomassa va sostituito ogni settimana, il secondo filtro a biomassa ogni tre settimane. Lo sviluppo tecnologico sta già migliorando il risultato: presto sarà possibile eliminare i filtri o allungare i tempi di intervento |
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Posso riciclare la segatura dei filtri a biomassa e inserirla poi nella tramoggia?
E’ possibile lasciarla essiccare e riutilizzarla più volte nel filtro. Una volta esausta, può essere introdotta in fase di caricamento all’interno dell’impianto miscelata con la biomassa principale |
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Quanto dura il motore?
Come per tutti i motori a gas naturale (metano) richiede la manutenzione ordinaria che prevede principalmente il rifacimento della testata ogni 10.000 ore e delle fasce/bronzine/anelli di tenuta ogni 20.000 ore |
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Quanto mi paga l’energia l’Ente Gestore?
Da 7 a 10 centesimi di euro per kW elettrico a seconda della quantità di energia prodotta. A questo importo va sommato quello dei Certificati Verdi |
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Qual è il valore dei Certificati Verdi?
Circa 11 centesimi di euro al kW, valore in aumento che dipende dal mercato dell’energia |
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Quali sono i tempi di ritorno dell’investimento?
Dai 2 ai 5 anni, a seconda del costo della biomassa, della dimensione dell’impianto e della possibilità di recupero del calore (cogenerazione) |
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Quali sono (e in che percentuali) i componenti del syngas?
Nel syngas troviamo i seguenti combustibili:
16-18% CO
16-18% H2
2-3 % CH4
Restante: N2, CO2, O2 (gas non combustibili) |
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Qual è il potere calorifico del syngas?
Mediamente, in funzione della tipologia di biomassa, è pari a 1.200-1.300 Kcal/Nm3. |
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Quanto tempo richiedono le pratiche autorizzative?
In funzione della dimensione dell’impianto e della tipologia di biomassa, da 2 a 7 mesi, comunque entro i tempi di consegna dell’impianto |
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Quali autorizzazioni servono?
Quelle di:
- Distributore locale di energia elettrica, per le modalità di allacciamento alla rete
- Provincia di competenza, ufficio “Aria, Acqua e Ambiente”, per l’autorizzazione di impianto (emissioni in atmosfera)
- Comune, per la concessione edilizia
- Vigili del fuoco, per il certificato di prevenzione incendi (CPI)
- UTF, per denuncia di officina elettrica
- GRTN, per qualifica IAFR dell’impianto e quindi per ottenere i Certificati Verdi
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Abbiamo il supporto della Caema nella richiesta delle pratiche autorizzative?
Sì. Solo per la pratica di Concessione Edilizia e per il Certificato di Prevenzione Incendi sarà necessario, a cura del cliente, l’intervento di un tecnico abilitato locale, il quale riceverà documentazione e supporto tecnico dalla CAEMA. |
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Qual è l’impatto ambientale del gas?
Gli impianti di gassificazione di biomassa vegetale rientrano nella categoria ad impatto ambientale nullo poiché la quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera è inferiore a quella assorbita dalle piante durante il processo di fotosintesi. |
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Qual è la percentuale dei residui solidi della gassificazione?
I residui solidi della gassificazione sono rappresentati dalle ceneri, in percentuale variabile a secondo della tipologia di biomassa, più uno scarto fisiologico del 2-3% di residui carboniosi incombusti (carbone), con un potere calorifico medio di 5.500 Kcal per chilogrammo. Ad esempio, il cippato di legna vergine, con un contenuto di ceneri medio pari al 2%, avrà un residuo solido totale di gassificazione del 4-5%. |
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